1 maggio 2016

Gli zuccherini bolognesi per l'MTC#56




C'è sempre una prima volta, e questo mese per me è stato il battesimo di una rubrica molto istruttiva e curiosona dell'Mtchallenge: il Tema del Mese che, rifacendosi alla sfida in corso, propone a chi riesce a prenotarsi per primo (e qui sta a fortuna e sveltezza, o viceversa, l'accapparrarsi la ricetta preferita) di realizzare una preparazione specifica, illustrandone anche storia e anedotti, rovistando fra le fonti inesauribili di internet, libri e pubblicazioni.
Questo lungo mese di aprile dedicato ai biscotti ha visto così sfornare alcuni fra i più caratteristici e tipici della tradizione italana: abbiamo così gustato (virtualmente) e ricevuto ogni dettaglio su come preparare i Krumiri di Casale Monferrato, i Biscotti del Lagaccio, i Baci di Dama, i Biscotti di Novara, le Offelle di Parona, le Reginelle siciliane, i Cantucci di Prato e i Canestrelli.
Ho concluso questa dolce scorribanda attraverso le peculiarità biscottose della nostra penisola con i romantici Zuccherini bolognesi, pubblicati per il Tema del mese qualche giorno fa.


Gli Zuccherini bolognesi sono piccoli biscotti di frolla caratteristici della città emiliana: si usava prepararli per i matrimoni, ma oggi si possono trovare nei migliori forni, panifici e pasticcerie della città quasi tutto l'anno.


Ce ne parla anche Katia Brentani, giovane scrittrice bolognese, nel suo libro (della raccolta I libri del Loggione) Bologna la dolce. Curiosando sotto i portici fra antichi sapori, Damster Edizioni, nel capitolo dedicato al mese di Giugno, uno tra i mesi più gettonati alla celebrazioni di matrimoni.
Per questa occasione, a Bologna e dintorni è ancora antica usanza preparare questi biscottini, i zucarèn, a forma di anello, quasi a raffigurare le fedi nuziali. Nei tempi addietro sostituivano i tradizionali ma più costosi, e per alcuni inavvicinabili, confetti. Oggigiorno si usa ancora offrirli agli ospiti, soprattutto nei paesi di campagna.
Ed un tempo, era festa grande la preparazione di queste piccole dolcezze. Nei giorni che precedevano le nozze, infatti, si radunavano insieme tutte le donne amiche e parenti degli sposi per prepararne una quantità industriale; era un momento di convivialità intensa, di vivaci chiacchiere congiunte, mentre le mani veloci ed abili formavano tanti piccoli anellini di pasta. A questo gran trambusto culinario era esclusa la sposa, perchè si credeva non fosse di buon auspicio per il matrimonio che lei partecipasse alla preparazione degli zuccherini.
Grande importanza e responsabilità era affidata al prescelto per il forno, in quanto doveva saper bilanciare perfettamente la temperatura del forno (una volta a legna) con il tempo di cottura dei biscottini: questi dovevano rimanere pallidi, quasi bianchi, colore immacolato del sacramento nuziale, ma essere comunque cotti all'interno.
Una volta cotti, si passava alla scelta dei migliori, che venivano sistemati nei tradizionali sacchettini bianchi (e sempre in numero dispari, come i confetti, sempre per buon auspicio) o nei cestini ricoperti di tulle da servire a tavola. Tutti gli zuccherini scartati, per forma o grandezza imperfetta, allietavano poi le colazioni e merende dei giorni seguenti.
Come vuole la tradizione, ogni famiglia aveva la sua personale ricetta, che non veniva ceduta a terzi ma conservata gelosamente nei ricettari di casa e tramandata di generazione in generazione.
E non c'era matrimonio dove le azdore invitate commentavano, spesso criticando, gli zuccherini offerti, sempre inevitabilmente difettosi e imparagonabili ai loro, decisamente migliori!
Ancora oggi, sotto i portici bolognesi, può capitare di sentire una persona anziana che chiede ad un giovane: aloura, quand'is fan i zucarein? (allora quando facciamo gli zuccherini?), un modo esplicito ma educato (e così elegantemente retrò) di chiedere se è già stata fissata la data delle nozze.



zuccherini bolognesi



Avevo già imparato a fare questi deliziosi biscottini ad un corso con le mitiche sorelle Simili, che nella loro ricetta aggiungono una noce di strutto e una punta di miele.
Katia Brentani riporta nel suo libro la sua ricetta di casa con la quale ha preparato gli zuccherini del suo matrimonio: prevede l'aggiunta di fecola di patate e vaniglia.

Di seguito la ricetta solennemente decretata dall'Accademia Italiana della Cucina, Delegazione di Bologna San Luca e depositata con atto notarile l'11 ottobre 2007 presso la Camera di Commercio di Bologna, Palazzo della Mercanzia.
Ringrazio la mia amica Sabrina che mi ha gentilmente passato la ricetta depositata, presente su un opuscolo distribuito gratuitamente dalla Camera di Commercio di Bologna. Le ricette contenute in questo opuscolo sono state scelte dopo una lunga ricerca tra le ricette di famiglia e quelle trovate nei testi antichi.

Le dosi sono inevitabilmente esagerate, proprio perchè l'usanza era quella di prepararne molti, visto il notevole uso che se ne faceva, e le mani operose nella preparazione erano conseguentemente tante, così da rendere il lavoro piacevole e più veloce.
Per una sfornata familiare, basterà dividere gli ingredienti per 5 e poi moltiplicare secondo necessità.




zuccherini bolognesi



Ingredienti per 2 kg di zuccherini:

1 kg di farina 00
550 g di zucchero
250 g di burro freddo, a tocchetti
100 g di zucchero a velo vanigliato
50 g di mandorle tostate leggermente
5 uova intere e 1 tuorlo
una bustina di lievito per dolci
scorza di limone biologico grattugiata


In un robot da cucina ridurre le mandorle in polvere con un cucchiaio scarso di zucchero.
Con la punta delle dita impastare velocemente la farina con il burro per ottenere uno sbriciolato. Unire lo zucchero rimasto, la farina di mandorle, il lievito setacciato e le uova leggermente sbattute.
Lavorare velocemente tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo e lasciarlo riposare in frigorifero per un'ora circa, avvolto nella pellicola.
Prendere poi delle piccoli porzioni di pasta e formare dei bastoncini di diametro leggermente inferiore a quello di una sigaretta, arrotolarli ad anello intorno alla punta di un dito (solitamente l'indice della mano opposta) e disporli sulla teglia ricoperta di carta da forno. 


zuccherini bolognesi


Cuocere a 160° per 10 minuti.
La cottura è molto delicata, perchè gli zuccherini non devono colorirsi troppo.
Lasciarli raffreddare e spolverizzarli con zucchero a velo vanigliato.
Lasciarli infine riposare per qualche giorno in una scatole rivestita di carta oleata prima di consumarli.



Qui la ricetta delle sorelle Simili e di seguito gli ingredienti della ricetta di casa  di Katia Brentani, con cui sono stati preparati gli zuccherini del suo matrimonio:
 
1 kg di farina 00
500 g di zucchero semolato
200 g di fecola di patate
200 g di burro
6 uova
1 bustina di lievito per dolci (da un kg)
100 g di vaniglia
scorza grattugiata di un limone bio
liquore all'anice (facoltativo)

25 aprile 2016

Biscotti di farro alla vaniglia e (lievemente) cardamomo per l'MTC#56


Ma non si diceva Aprile dolce dormire?
Quest'anno, invece, è stato un mese frenetico, pieno di novità, avvenimenti, incontri, ritorni, cene festose, compleanni... un turbinio di emozioni forti, di gioie consolidate, di soddisfazioni in crescere!
Sono una donna fortunata, lo so, e cerco di non dimenticarlo mai... da qualche mese ancora di più, perchè posso vantarmi di crescere ed imparare con la community culinaria più vibrante del web!

La sfida dell'Mtchallenge di marzo è stata vinta da Dani & Juri con la strepitosa Zuppa di pesce e couscous trapanese. Puntuali sono poi arrivati a dichiarare aperta la nuova sfida di aprile con un grande tema amico di tutti, e che ancora una volta ha lasciato la sottoscritta gongolante e con l'acquolina in bocca mano a mano che arrivavano le dolci proposte della community.
Tema scelto per questo mese: i Biscotti, declinati in frolla classica, frolla montata e frolla sablée.

Numerosi gli approfondimenti dedicati a questa sfida: Dani&Juri hanno parlato degli ingredienti, primari e secondari, e delle regole da seguire per ottenere il biscotto perfetto; Eleonora ci ha profumato con il suo articolo dedicato alla vaniglia; Cristiana ha raccontato la simbologia delle forme; Alice ne ha tracciato la storia, dai tempi dell'antica Roma fino ai moderni biscottifici; ancora Dani&Juri hanno provato a guidarci verso un mondo biscottoso più tollerante, che può fare a meno di glutine o di burro; e Caris ci ha regalato la ricetta della frolla alle mandorle di Gianluca Fusto, per una perfetta tenuta di forma in cottura.

Dulcis in fundo, che a onor del vero ha aperto le danze di questo mese: l'Infografica di Dani Pensacuoca completata dal psicobiscottest a cura della premiata ditta R&B (Robert-Bertuzzi), un mix esilarante di improbabili veritiere metafore per definire le 25 categorie di biscotti illustrati... scegliete il vostro preferito e leggetene il profilo, non ve ne pentirete!

Per me questo mese un frollino semplice, arricchito nella frolla da un delicato aroma di vaniglia&cardamomo, contrastato dalla presenza del sale rosa dell'Himalaya (che ha il suo perchè, credetemi), impreziosito dal disegno a rilievo orientaleggiante, ottenuto con un mattarello intarsiato in faggio made with love in Warsaw, Poland, by Valek, dono pregiato di un'amica polacca che conservo con cura, perchè fatto con amore.



mattarello intarsiato



Insieme al mattarello c'era anche la ricetta per questi frollini, pubblicata anche sul loro sito, testata e garantita adatta allo scopo.
Ho usato farina di farro e aggiunto le spezie, impastato la frolla il giorno prima (riambientandola poi a temperatura ambiente) e fatto riposare in freezer 15 minuti i biscotti prima di infornarli.
Probabilmente avrei dovuto premere con più forza ancora sulla frolla per avere un rilievo più evidente, ma è stata la mia prima prova, ho avuto il piacere di inaugurare questo mattarello con l'MTChallenge e penso mi seguirà spesso in futuro.
In Francia trovo questa confezione di vaniglia in polvere della Vahiné, pronta e comoda all'uso se sono sprovvista di bacche.

Consigli dalla casa madre per una buona riuscita dei frollini decorati: 

- se necessario, meglio usare farina di spolvero sulla frolla piuttosto che sul mattarello,
- non aggiungere alcun lievito all'impasto,
- infornare solo a forno ben caldo.



frollini al farro vaniglia cardamomo




Ingredienti:

400/450 g di farina di farro biologica
230 g di burro morbido
170 g di zucchero a velo
un uovo
i semi di una bacca di vaniglia 
(oppure un cucchiaino abbondante di vaniglia in polvere Vahiné)
qualche seme di cardamomo (quantità a piacere)
un cucchiaino di sale fino rosa dell'Himalaya o fleur de sel


Mescolare insieme burro e zucchero fino ad ottenere una crema.
Aggiungere l'uovo, leggermente sbattuto, la vaniglia e i semi di cardamomo (pestati precedentemente nel mortaio) ed amalgamare bene.
Setacciare la farina col sale ed unirla al composto cremoso poca alla volta, fino ad esaurimento.
Questo procedimento si può fare nella planetaria con la frusta a K, oppure sulla spianatoia facendo la classica fontana con la farina, mescolando al centro burro e zucchero, poi unendo l'uovo, la vaniglia e il cardamomo, prendendo in seguito la farina, poco alla volta.
Quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, compattare velocemente la frolla, schiacciarla in un disco di circa 3 cm di spessore, avvolgerlo nella pellicola e farlo riposare almeno un'ora in frigo (meglio se tutta la notte).



frolla stampata



Riportare la frolla a temperatura ambiente, stenderla con un mattarello normale ad uno spessore poco più alto di quello dei biscotti da ottenere, quindi ripassare il mattarello decorato, premendo con forza in modo che il disegno si imprimi bene.
Sistemare i biscotti su una teglia foderata con carta forno e far riposare in freezer per 15/20 minuti.
Nel frattempo portare il forno al 200° e cuocere i biscotti 7/8 minuti, dovranno sembrare opachi invece che lucidi.



frollini al farro vaniglia cardamomo



P.S. per gli addetti ai lavori: purtroppo non sono riuscita a partecipare alla sfida del mese di marzo, anche se il mio primo pensiero era stato proprio per il Couscous alla Trapanese, che ho imparato a fare da Alida&Franco, una coppia di siciliani di Levanzo... e se mai avessi avuto l'onore e il privilegio della vittoria, mi era balenata come un guizzo fulminante l'idea di proporre biscotti... ergo: maga premonitrice o inesorabile trasformazione in mtc-ina doc? :-))))))



3 aprile 2016

Trenenec, la pizza di patate croata


E con la tappa in Croazia, ospitata da Francesca, si conclude anche questa lunga avventura dell'Abbecedario Culinario Mondiale, iniziato nell'ottobre del 2014. 
26 tappe incredibili che hanno visitato tutti i continenti e attraversato tutti i mari! Sembra ieri che siamo partite dall'assolata Samoa e oggi terminiamo nella vicina Croazia.
Conosco solo la parte nord di questa regione, quando ancora faceva parte del regno di Jugoslavia. Il mio babbo, cacciatore fanatico, aveva due riserve, una in Istria, poco prima di Pula, e una nell'isola di Krk, o Veglia in italiano, la più estesa isola del Mare Adriatico e della Croazia.
Quanti weekend passati in questi angoli quasi remoti (si andava fuori stagione, quando i turisti erano ormai rientrati nei loro paesi di origine), quante cose pratiche, dal detersivo al caffè, si portavano agli amici slavi, costretti a fare la spesa in supermercati disadorni e poco forniti per la maggior parte dell'anno.
E che scorpacciata, quasi intossicante, fatta una delle ultime volte che ci siamo tornati: i corbezzoli pieni di bacche mature erano troppo invitanti, e come le ciliegie parevano offrirsi languidi e tentatori... e cedendo alla golosità siamo caduti nella loro subdola trappol! E mal di pancia fu per molti di noi :-) 
Da wikipedia: i frutti del corbezzolo contengono un alcaloide che può causare, in persone particolarmente sensibili a esso, inconvenienti di solito non gravi. Forse per questo motivo il nome latino ne consiglia un uso moderato, se è vero che tale nome deriva dalla contrazione di unum edo, ossia ne mangio uno solo.

Cercando una ricetta croata, mi sono imbattuta nella rivista online dei traghetti Snav, che tra le varie destinazioni offerte c'è la tratta per Spalato, con partenza da Ancopna o Pescara.
E tra le ricette croate presentate, ho scelto il Trenenec, ovvero la pizza di patate del luogo.
Fatto e gustato è stata una cosa sola, rapida e indolore. Ed è piaciuto così tanto che hanno già richiesto il duplicato.



trenenec



Per una teglia antiaderente di 26 cm. di diametro:

1 kg di patate
100 g di farina
100 g di burro
150/200 g di prosciutto cottoa listarelle
1 mazzetto di crescione


trenenec




Non avevo prosciutto in casa e l'ho sostituito con lo speck.
Non avevo crescione e ho aromatizzato le patate con maggiorana e timo fresco tritati.

Cuocere le patate in acqua salata per 25/30 minuti, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, lasciarle raffreddare.
Sulla spianatoia mettere metà della farina, la pureadi patate, un'abbondante presa di sale, le aromatiche tritate e la restante farina. Mescolare l’impasto con una forchetta, non impastarlo assolutamente con le mani.
Fondere il burro e pennellare la teglia, sistemare metà del composto di patate, poi il prosciutto o lo speck, versare metà del burro fuso, ricoprire con la parte rimanente delle patate e il burro rimasto.
Infornare a 200/220° per 30/40 minuti, finchè ben dorata (e un pochino meno bruciacchiata della mia, anche se è piaciuta).
Lasciare intiepidire la pizza prima di servire.

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